mercoledì 27 ottobre 2010

La Verità - Parte Prima

Dopo diverso tempo, trascorso tra impegni lavorativi, lezioni universitarie e viaggi astrali, sono riuscito -finalmente- a portare a termine il lavoro che mi ero prefissato di compiere.
Poco tempo fa, rispondendo ad un commento di un caro amico in un post precedente, avevo dichiarato di avere la piena intenzione di pubblicare ogni informazione in mio possesso e renderla libera ed accessibile a tutti.
La Verità ha bisogno di alimentarsi ed inglobare il palco dove stiamo recitando in un'unico, immenso incendio. Non la fermeranno; non ci sono mai riusciti.

Non mi reputo detentore di alcunchè, non sono un illuminato nè un leader di branco; sono una semplice anima che ha viaggiato e sbirciato oltre le Colonne d'Ercole ed ha visto, seppur con una rapida occhiata, ciò che di vasto c'è oltre la vita sulla Terra adesso.
Quello che andrete a leggere è della massima importanza: in esso sono contenute le informazioni che ho accumulato, assieme a tante altre splendide persone che amo, dopo lunghi periodi di studio e ricerca ad ampio raggio.
L'opera si compone di due parti: questa che vado a pubblicare è la prima, ed ha come nome "La Natura del Chaos".
Ho optato la scelta di dividere il documento in due parti perchè ritenevo fosse fondamentale la presa di Coscienza iniziale riguardo l'inganno planetario perpetrato ai danni dell'umana genie da razze extraterrestri, catalogando la vera Genesi, le cosiddette "Abductions" e via dicendo sotto un'unica etichetta: quella del Chaos. Le forze del disordine che hanno portato scompiglio e disequilibrio nell'Universo e che, tuttavia, mai saremmo riusciti ad evolvere senza di esse.

La seconda parte, che pubblicherò in seguito, s'intitola "La Natura dell'Ordine", e tratta temi più ampi e pacati come la composizione particolare dell'essere umano -quella che viene definita "triade esoterica", composta da Anima Spirito e Mente-, passando poi per il Risveglio e l'eventuale espulsione di parassiti, intrinseco di conclusioni finali, ampi sguardi verso il futuro e la creazione di un Nuovo Paradigma di Esistenza per l'umanità che ha da venire.

Questa è la prima parte. Prenderne coscienza potrà essere brutale, ma è strettamente necessario. Bisogna abbattere la porta e non bussare, non più almeno.

La Verità si è presentata sotto Infuocate Vesti; che vi piaccia o no, lei entrerà.

venerdì 24 settembre 2010

Yin-Shih Versione 2.0

In questo squarcio di elucubrazioni, in questo sottile diario di sviluppi coscienziali e grimorio di esperienze di vita realmente vissuta, mi sono ritrovato a dover incedere verso la saggezza scalino dopo scalino. Il cammino, una volta intrapreso, diventa uno stile di vita; un percorso che ha come meta una montagna senza vetta; un bosco senza confini inesplorato e del quale, tuttavia, si è gli unici e soli sovrani. C'è tanto da imparare e tanto da conoscere. Uno scalino e una bandierina piantata nel mio essere non è altro che un piccolo passo: l'umiltà che bisogna imparare non è mai abbastanza.
Dopo vent'anni passati a contemplare l'universo, a combattere a spada tratta contro mille versioni di me stesso, e dopo aver scritto di un funesto contesto storico nel quale ci troviamo tutti noi a vivere nella virtualità materializzata, ora non posso fare altro che abbandonare la spada per diventare la spada, come ha detto un mio carissimo amico che reputo un fratello a tutti gli effetti.

C'è un necessario bisogno di rinnovamento, poichè non scorre sempre la stessa acqua alla fonte e lo so bene; pertanto ho deciso di cambiare rotta ed esplorare il bosco del quale sono sovrano, dentro me stesso per poter, magari, navigare fiumi diversi e raccontare traversate e avventure che hann dell'incredibile. Avventure di viaggi interstellari che -finora- ho tenuto solo per me ma che mi pare sia il momento di condivire con un pubblico più vasto.

Se stai leggendo questo frammento di vita, adesso sai perchè ti trovi qui.

"Fa che sia il tuo cuore a scegliere la mèta, e la ragione a cercare la via..."

-Gabriel Akuma-

venerdì 10 settembre 2010

Hope


Ieri ho inciso sulla mia pelle, sull'avambraccio destro, la parola "Hope", Speranza. Ho pensato che, essendo su questa terra per poter diventare la manifestazione di ciò che siamo veramente -e completando l'equazione diventando ciò che vogliamo essere-, l'emanazione alla quale più mi allineo è proprio la Speranza. Sono diventato manifestazione e personificazione della Speranza pur conoscendo l'uomo e la sua genìe; pur sapendo che l'essere senziente e pensante che crede -senza diritto- di dominare sul globo terrestre abbia i minuti contati proprio per una bomba che egli stesso ha innescato. Ma ho fiducia. Ho ripreso a volare dopo essere caduto da una vetta immensa perchè non mi ero accontentato del Paradiso e cercavo, in qualche modo, di poter perforare il Velo di Maya e poter osservare ciò che l'occhio è impossibilitato nel vedere.

Chi regna quaggiù, nell'Inferno/Prigione/Palestra per l'Anima, continua a passare notizie di bassa qualità in cui ogni cosa è spenta e morta, illustrata come una grigia pergamena distrutta dal tempo. Morti ammazzati, stupri, giovani in piena crisi spirituale che deviano il loro percorso verso la droga e infine -come se non bastasse il danno, ma anche la beffa-, la velina di turno che parte per le vacanze alla faccia del terzo mondo. "Mondo infame per gente infame" pensavo spesso.
Non è difficile vedere come i reali problemi sono deviati dall'attenzione quotidiana e vengono messe in primo piano, servite su un piatto d'argento, le più grandi stronzate che la mente umana sia mai stata capace di partorire. Mi preoccupano i migliaia di canali alla tv e i bimbi che si sporcano la mente con delle infime dottrine; mi preoccupano i tiggì dei leccaculo all'eroe mafioso di turno che sparano informazioni in cui l'emozione negativa la fa da padrona e le banalità vincono sul regno.
In un mondo in cui il gregge abbassa la testa bisogna combattere per affermarsi. Impaurito, ho preso calci e pugni dalla società, mettendomi in ballo contro forze e situazioni ben più grandi di me credendo, al tempo, di non poterle affrontare. Sono stato deriso e umiliato, temuto e beffeggiato in una miriadi di scene che mi riescono impossibili da descrivere il tutto perchè, ovviamente, la mia opinione era diversa e contraria a quella del servo dei servi di turno, contraria all'italiano medio che ingoia la minestra riscaldata e falsa che gli viene propinata alla tivvù.

Schopenhauer diceva che la verità attraversa tre fasi: prima la si ridicolizza, poi ci si oppone violentemente e infine la si accetta come ovvia. Ma il tempo è sempre stato un nemico, per me: le cose abbisognavano di un drastico cambiamento e, in qualche modo, io dovevo essere il piccolo ingranaggio in un congegno ben più grande del mio piano, nel quale ogni essere umano fa la sua parte per far ticchettare un grosso orologio appeso ai confini dell'Universo. Un piccolo ingranaggio che è capace di far muoverne tanti altri assieme a lui e cominciare un qualcosa che, altrimenti, sarebbe stato paralizzato per troppo, lungo tempo.

Combattei contro le ingiustizie, contro le aberranti efferatezze che ogni giorno scatenano la meraviglia della comare affacciata al balcone: lo stile di vita dell'essere umano andava combattuto.
E' contorto uccidere bestie, torturarle sotto aguzzi ferri per poi mangiarle. Sono carnivono solo in quanto il mio organismo richiede un piccolo fabbisogno di carne: il mio gruppo sanguigno è zero -il gruppo del predatore-. Ho cercato di cambiarmi e modificarmi, rendendomi conto di essere un mostro nel divorare immense quantità di carni senza curarmi minimamente della loro provenienza e della storia che si cela dietro ogni bistecca consumata. Sono nauseato e disgustato.
E' contorto osservare una scatola per il 90% della giornata, rimbecilliti da veline che sculettano davanti a giovani trentenni arrapati solo per fare audience, fottendosene altamente del pudore e della morale primordiale ed atavica che l'anima stessa c'impone. Non sono mai stato un moralista: ho bevuto sangue e vandalizzato città solo per dimostrare a me stesso di non esserlo. A distanza di anni, comprendo l'idiozia del mio comportamento e mi metto a nudo di fronte me stesso, libero dalle catene di un finto buonismo che vede pia e santa ogni cosa ma che, comunque, non scade nella voglia distruttiva di un eventuale Thanathos solo per dimostrare a me stesso di non aver manette.
E' contorto discutere con uno scientista scettico apriroristicamente, che scarta ogni foto di alieni semplicemente perchè, secondo la sua amata "fisica", loro non ci possono essere per un problema di anni luce, senza tenere in conto un eventuale grado evolutivo avanzato o diverse altre ipotesi tutte validissime; e soprattutto è inutile discutere con tali individui, nascosti dietro un dito e pagati per farlo, paraculo della peggior specie che sanno e tacciono, mascherati dal camice bianco che gli da autorevolezza e blasoni nella corrotta società del consumismo, mentre quelli che per loro non dovrebbero essere qui per questioni di fisica in realtà li manipolano e rivoltano come un calzino continuando il loro piano verso la distruzione dell'uomo e il rubare l'anima all'essere umano.

Tutto questo buio non può contrastare con la luce, a quanto pare. Quando l'ombra è troppo fitta e in cielo non c'è nè luna nè stelle, non puoi vedere semplicemente nulla.
Ero perso in un labirinto di proporzioni disumane, in cui il desiderio e la spinta di volontà, dettate dal senso di responsabilità, mi spingevano a muovermi per fare qualcosa nel mondo. Ho pensato a Christofer McCandless, eroe -a mio ardire- realmente esistito su cui è stata girata la pellicola cinematografica intitolata "Into the Wild": in esso è racchiuso il sogno atavico della vita a contatto con la nuda pietra. E, devo ammetterlo, ripercorrere i suoi passi sarebbe stato il mio sogno. Volevo fuggire, fuggire da una società obsoleta in cui il sistema fallito gridava "Critical Error!". Volevo scappare dal mondo grosso e cattivo che cerca di mangiarti come il Boogeyman dei libracci americani.
Eppure non l'ho mai fatto: l'ingranaggio non crea il movimento trovando riparo da se stesso. La sfida che la coscienza stessa mi stava mettendo davanti era troppo ghiotta per potermela perdere. Così ho accettato la sfida.

Il mondo è malato; la gente dorme e accetta passivamente la vita da zombie che è abituato a vivere senza sapere, ovviamente, che non dovrebbe affatto essere vissuta così; un'elite di stronzi controlla il mondo da millemila anni e ci tiene per le palle grazie a un gioco sporco chiamato "denaro"...
Dove volevo andare? Dove potevo andare? Assolutamente da nessuna parte.
Cosa potevo fare? Cosa posso fare? Questa domanda ancora pulsa in petto.

Ed eccola li, la risposta: metti da parte giudizi e cantilene; abbandona bassi sentimenti ed emozioni negative. Non diamo da mangiare ai parassiti che campano di questo e su questo: non è costruttivo nè producente. Non alimentiamo discussioni nè cerchiamo di spargere quella che riteniamo la verità da un picchetto. Piuttosto, la cosa da fare è una e una soltanto: diventare ciò che siamo. Quando abbiamo abbandonato l'identificazione col buio Fenrir di noi stessi; quando abbiamo sconfitto la meccanicità che ci vuole schiavi del corpo e quando abbiamo fatto ritorno dalle Colonne d'Ercole, solo allora potremo scorgere uno spicchio della nostra reale essenza.

E ho deciso di non combattere più con spada e scudo, ma semplicemente di vivere. Vivere la vita con lo stato d'animo del guerriero che ha già vinto e che ha il sorriso stampato in faccia, che abbraccia la gente per strada, saluta il sole, parla con gli animali e ride assieme al Vento, intonando la dolce melodia che sussurrano gli alberi quando son coscienti che li puoi ascoltare e capire.
Ho visto quello spicchio di me stesso, il giorno che sono andato oltre le Colonne d'Ercole. E quel poco che ho visto ho deciso di tatuarlo proprio ieri sul mio veicolo fisico. Non una semplice parola, ma molto di più. Non un semplice nome, ma un'entità vera e propria che ha vita e si emana attraverso il mio essere così come sono.
Speranza...

mercoledì 25 agosto 2010

Con tanto di cappello...

Sono stato tacciato di "tamarraggine" l'altro dì, mentre esponevo delle mie idee in maniera particolarmente scorrevole. L'unica pecca era che, qua e la nell'intero discorso, erano sparse delle parole che la gente si spetta di non sentire da un uomo che tratta certi argomenti. Non me ne vogliate: il discorso in se era complesso, anche se non di una difficoltà estrema; fra un tira e molla, alla fin fine, il tutto è sfociato in una lunga sfuriata -da parte dell'altro schieramento- riguardo il linguaggio e la sua modalità d'uso.
Il mio comportamento impetuoso è stato tacciato di tamarraggine per -secondo la brillante mente del mio interlocutore- non aver indossato alcuna maschera mentre parlavo con quest'ultimo. Il fatto è che sembra che tutti siano stretti da una grossa cravatta chiamata moralità. Perchè nascondersi in un finto buonismo quando posso semplicemente essere me stesso senza controindicazioni? Sul mio foglietto indicativo c'è scritto "Prototipo in via sperimentale, tenere lontano dalla portata dei bambini e da coloro che si offendono se vengono mandati a cagare. Può nuocere gravemente al sistema".
Discutere coi pazzi, si sa, è tempo perso. Quando il diciannovesimo Napoleone ti scaglia contro l'esercito che risiede solo nella sua mente non c'è più nulla da fare.
Autocontrollo. Mi è stato detto di avere più autocontrollo in queste situazioni.
Ma proprio non ci riesco. Non riesco a non ridere quando qualcuno -credendo indiscutibilmente di essere nel giusto-, ti urla in faccia:"Ma noi NON SIAMO ALLA PARI!" Ed è li che tutto il discorso precedente prende una forma ben precisa e comprendi.
Comprendi la mente malata dell'italiano medio soffocato dalla stupidità di un paradigma troppo vecchio che si regge con le stampelle. Una mente malata che trova conforto nelle bugie dei media che dipingono il mafioso di turno come un eroe, magari con una bella fiction a farne gli onori. Una mente malata che affonda le chiappe sul divano alla sera, scopa se gli va bene e al mattino si alza per fare il lavoro che lo porterà alla tomba. Che bella vita, vero?
Nascere in catene, credersi migliori di altri e cercare di far prevalere le proprie idee utilizzando la parte cosiddetta rettiliana del cervello. Quant'è comodo vivere nella prepotenza di un mondo che premia il più egoista e piscia sulla testa del buono?
L'abitudine, tuttavia, mi ha portato a non lasciare invendicati i calci in bocca che la gente s'elogia di darmi. Ho perso la capacità di perdonare tempo addietro, e di questo me ne dispiace molto. L'ho persa e non so se la riuscirò mai a ritrovare. Un'amica mi disse:"Sai... se hai perso la capacità di perdonare forse mi preoccuperei... non è da umani...".
E l'asino coda con una botta galattica.
Il punto ruota proprio al fattore cruciale che mi vede alienato in un'aliena società in cui il sangue si mescola alle strade con troppa semplicità; mi sento straniero in un paese in cui tutti parlano a suoni gutturali e si prendono a colpi di clava, ciechi, mentre l'orbo si mette la corona in testa.
"Saranno deficenti?" Mi domando di tanto in tanto. E la risposta è sempre affermativa.

Viviamo la vita che ci meritiamo: se decidiamo di intraprendere un percorso a carattere introspettivo è meglio darsi da fare, tirarsi su le maniche e sputare sangue fin quando non vediamo uno spicchio di luce. Dopo aver vagato per tanto tempo nel buio, non possiamo che essere fiduciosi nel trovare lo spiraglio in pieno stile The Ring magari, che ci farà vedere un pò di sole.
Se invece continui a non accorgerti della situazione in cui vivi, lamentandoti di quanto poco prendi al mese o di come scarseggi la figa nel tuo paese -magari crogiuolandoti nella tua splendidamente orrida coscienza vittimistica- allora sarà meglio che abbassi il capo e ti sorbi il paese delle veline e dei mafiosi.
Non siamo solo questo, è vero. C'è tanto bene nel mondo; ma andrebbe fotografato per poter essere visto spesso, altrimenti basta poco per vederlo sparire.

Andiamo dall'oste a fare i conti.
Se mi esprimo come uno "zotico", evidentemente il messaggio non ti è arrivato come una freccia dal ghiacciaio di IceCrown. Se ti sputo addosso e ti fa schifo, sarebbe ora di scendere dal piedistallo sul quale sei cresciuto e capire che la strada -anche quella spirituale- te la devi disegnare tu, rimuovendo sassolini, massi e macigni -e magari pure tutta la merda di cane che trovi in giro, immondizia e compagnia cantante-; a partire, felicemente, dai pregiudizi schifosi di una mente di superficie che ha il brutto vizio di giudicare il modo e non la sostanza.
Baci e abbracci da uno stronzo che si esprime come meglio gli aggrada.
E adesso, se permettete, vado a pisciare.
Buona vita.

venerdì 30 luglio 2010

Festa della Gioia Universale



Primo evento nazionale degli Umani in divenire, organizzato e realizzato da AquilaSenzaNido e Laura Montandon, con la collaborazione di Elio Lupo (l’uomo che ha tradotto le tavole smeraldine), Diego Ceraulo (maestro Reiki Shantideva) ed altri Maestri Yoga e di Discipline Olistiche e/o Orientali. L’evento si terrà in data 8 Agosto 2010, a partire dalle ore 19.00 circa fino alle ore 5.00 del 9 Agosto, sulla spiaggia di Marina di C...ottone, riserva naturale di Fiumefreddo di Sicilia (CT).
L'evento è rivolto a tutte le Anime gioiose che credono nella loro crescita spirituale ed energetica per la realizzazione di un Nuovo Paradigma dell'Esistenza. L'evento, unico nel suo genere e aperto al pubblico, è orientato ad una campagna di sensibilizzazione e di educazione ambientale attraverso la visione, in versione ridotta, del film Home, dedicato alla salvaguardia delle risorse ambientali del pianeta e all’esplorazione di varie tecniche e discipline orientali e sciamane rivolte all'utilizzo del campo energetico del corpo umano.
In perfetta sintonia con le nuove scoperte della fisica quantistica, lavoriamo sui canali energetici del corpo umano, detti chakra. L'intera nottata è orientata alla pratica di svariate tecniche orientate all’espansione del campo vibratorio di ogni partecipante. L'evento, oltre a prevedere la proiezione di numerosi video che spaziano dalla fisica quantistica, alla consapevolezza e al risveglio spirituale, è rivolto anche alla tutela di diverse etnie con danze indiane, tribali, caribici, e danza del ventre.
Nell’ambito dell’evento è prevista la spiegazione e l'utilizzo della tecnica hawaiana riconosciuta a livello mondiale “Hopono'pono” per lo scioglimento dei blocchi emozionali. Un altro spazio è dedicato al reiki, disciplina orientale utilizzata come tecnica di autoguarigione mentre, per la focalizzazione del pensiero positivo, sono trattate le principali leggi universali, in particolare la legge di attrazione.
Lo scopo dell’evento è quello di condividere svariate tecniche e pratiche attraverso la sperimentazione diretta di tutti i partecipanti. L’interazione, la Compartecipazione e la Gioia saranno gli elementi caratterizzanti dell’intera serata.

L’evento inizia al tramonto con il saluto al Sole attraverso i cinque riti tibetani per entrare in simbiosi con la natura e con gli elementi naturali e si conclude al sorgere del sole con il saluto al sole nascente ed un bagno conclusivo in mare per il battesimo nella gioia.

Gli argomenti condivisi sono:

- Energia e Universo.
- Leggi Universali e legge di Attrazione - esercizi e pratica
- Campo energetico personale, cos'è e come utilizzarlo.
- Il tai chi chuan - esercizi e pratica
- Yoga - esercizi e pratica.
- Il terzo occhio - esercizi per l'apertura della ghiandola pineale.
- Hoponopono, cos'è e come si applica - esercizi e pratica.
- Tecniche sciamane.
- Reiki - esercizi e pratica.
- Lo shiatzu - meditazione con campane di cristallo.
- danza a ritmi tribali


Questo è un invito rivolto a tutti e soprattutto ai gruppi di meditazione, yoga, tantra, reiki, shatzu, tecniche sciamane, discipline ayurvediche, danza, associazioni e a tutte le Anime in Risveglio.
Per la realizzazione di questo evento, si richiede la collaborazione attiva di tutti i partecipanti. E' consigliato munirsi di abiti comodi, di costume da bagno e tappetino da palestra.
“CONDIZIONI” DI ADESIONE: UNA BUONA DOSE DI ALLEGRIA, SPIRITO DI ADATTAMENTO E AUTOIRONIA!
"SIAMO UMANI IN DIVENIRE, AIUTACI A DIVENIRE"
Il presente invito aprirà la settimana estiva di Marina di Cottone ed è inserito in un calendario di eventi che si protrarranno per un'intera settimana. La meravigliosa riserva naturale su cui si terrà l’evento è atta ad ospitare 40.000 persone. E' vietato l'uso di alcoolici, bottiglie in vetro e attrezzi in metallo e/o appuntiti. Sono disponibili numerose strutture alberghiere e bed & breakfast da contattare tramite il sito della Pro-loco del Comune di Fiumefreddo di Sicilia (CT) o contattate lo staff di Umani in divenire.
Vi invitiamo ad aderire in gruppo e, se credete alla realizzazione di un mondo migliore fatto di Esseri Responsabili, vi preghiamo di divulgare questo invito a tutti i vostri amici e iscritti. Questo gesto costituisce già il punto di inizio per restare uniti e coesi in un unico intento focalizzato ed è condizione necessaria per la riuscita dell'evento!
Grazie a tutti!

-www.umaniindivenire.it
-http://www.facebook.com/home.php#!/pages/Umani-in-divenire-AquilaSenzaNido/131102860259088

giovedì 15 luglio 2010

Un altro post senza senso



Come le onde del mare s'infrangono una ad una contro la spiaggia e gli scogli, così l'uomo procede lungo il proprio cammino.
Mi sento di iniziare questo post proprio con quest'aforisma che mi ha consigliato un essere assai particolare da una diversa frequenza vibratoria. Sento di dover cominciare con questo perchè, guardandomi attorno, vedo gente in gabbia. Gente intrappolata nella propria prigione mentale in cui la paura la fa da padrone, e ancora una volta il potente carceriere non siamo che noi stessi. Mi guardo attorno e non vedo altro che gente in preda a sbalzi di umore, come ragazzine alle prese con una particolare sindrome pre-mestruale. Persone che sbraitano per un briciolo di attenzione; posti pieni, affollati, di gente che non fa altro che esprimere il proprio ego senza prendersi la briga di ascoltare l'interlocutore un attimo.

"Vedo buio..." disse un grande uomo prima di morire. Saliamo su un palco pieno di attori e non abbiamo neanche la facoltà di scegliere la maschera da indossare. Semplicemente ce la incollano addosso con un surplus di pregiudizi, emozioni negative e distruttive, sbalzi di umore da borderline ed egoismo a manetta. Mi domando, di quanto in quanto, se la gente non è stanca di osservare intrepida lo stesso scenario che si ripete nuvola dopo nuvola. Istante dopo istante, ci facciamo inghiottire dal tempo senza badare all'istante presente, donando più attenzione a che abito indossare il venerdi seguente piuttosto che godersi il sorgere di uno spicchio di luna rossastra.
Imparare a mettere a freno le emozioni, la visualizzazione senza controllo e i rumori di fondo di una mente -per sua natura- malata: questo, dovrebbe essere lo scopo fondamentale di ogni essere umano. Scalino dopo scalino, si arriva a casa. E abitiamo tutti al quarto piano, nessuno escluso. C'è chi vorrebbe prendere l'ascensore, ma poi scopre che ascensore non c'è; c'è chi osserva quanto lucidi siano gli scalini, senza volerli mai superare per paura di scivolare. Abbiamo il mondo pieno di tali individui.

Il mondo è pieno di gente che vuole essere felice ma annega assieme al suo ego, incapace di uscire dal fango semplicemente perchè non sa cosa quest'ultimo sia in realtà. Ho visto spade brillare sotto il chiarore lunare, scudi infrangersi sotto i colpi furenti della coscienza e gente incedere sanguinante verso la luce, arrancando per il semplice senso del dovere, per il semplice sogno di fare ancora un passo verso l'obiettivo.
E' come una dannata ruota. Ouroboros, disco solare... tutti simboli di gente che aveva compreso appieno il senso dell'infinito, il senso dell'Universo.

Fai un passo, poi un altro, mentre ti accorgi, piano piano, che ti stai sempre di più allontanando da questo mondo che percepisci man mano come alieno e corrotto. Fai un passo fuori dalla soglia del mondo per scoprire, con un certo gusto, che è li la vera vita dell'Anima e non dove il tuo ammasso di carne e sangue pretende di trascinarti. Una sola esperienza, un solo volo nell'Universo vale più di mille orgasmi. Sei fuori, li, libero come un delfino in mezzo al mare. Non senti: le tue orecchie non esistono e riesci a percepire solo il campanellio di quella finissima vibrazione che ti pervade e suona attorno a te. Non vedi: il senso dell'orientamento è particolarmente distorto. Non sai dove sei ma ti piace. Magari stai bivaccando su per i corpuscoli di polvere della Nebulosa di Orione o ti fai trascinare dalle correnti vibrazionali di Giove, eppure non t'importa.

Poi, pian piano, dall'infinito una vocina riecheggia accanto a te. Una voce, due, poi tre. Un tumulto di manifestanti, un uragano urlante che ha inscenato tutto il gran casino per muovere una sola foglia. Apri gli occhi e vedi il tuo mondo, quel pianetino al quale eri attaccato tanto tempo fa e sul quale il tuo corpo vive attualmente.
"Oh, si... ricordo! -pensi-. Ricordo con estrema precisione tutte le avventure che vi ho passato e continuo a vivere ogni giorno! Ma, fortunatamente, ne sono assai distante ormai!"
E la matrix ti chiama. Già. Lo fa con ferocia inaudita quando trovi la via d'uscita. Manda urli, screpita e batte i piedi come un bimbo per riaverti. E, infine, manda gli agenti con la pupilla verticale per afferrarti e farti inevitabilmente capitombolare di nuovo in quella dannata ruota.
In un ciclo che non finisce mai, se non sei disposto a spezzarlo con le tue stesse catene. E d'impatto comprendi lo scopo di tutto: le sfide, le vittorie e le sconfitte, i calci e il tuo sangue sul pavimento. Persino le tue catene hanno un preciso scopo. Senza spada, esse sono l'unica vera arma che può affilare il tuo cuore: osservale giorno dopo giorno, amico mio, cosicché tu possa ricordarti della tua prigionia e continuare ad alimentare il fuoco del tuo desiderio.
Le catene ti serviranno. E, ricordalo bene questo, le puoi gettare solo quando sarai lontano da qui, assieme a quell'anima che riesci a guardare negli occhi e, in quegli stessi occhi, riesci a vedere l'universo, l'infinito e te stesso.

Se stai ancora cercando un senso a questo post, non hai colto il segno del monologo.
Guardati attorno. Capirai col tempo.

-Gabriel Akuma-

lunedì 5 luglio 2010

La Via Dello Sciamano

Quello che vado a proporvi è un breve estratto del libro di Michael Harner, dal titolo "La Via dello Sciamano". Si tratta della sua prima esperienza a contatto con la tribù dei Conibo, nell'Amazzonia. Dopo aver assunto la sacra bevanda estratta dall'Ayahuasca, il protagonista compie un viaggio sciamanico attraverso il quale scopre diverse verità riguardo i più grandi misteri dell'umanità

Non voglio rovinarvi la lettura, quindi taccio.
Un solo, piccolo appunto: il libro è stato scritto prima di ogni teoria malanghiana, prima delle teorie di Icke e di tutto quello che si è scoperto oggi e che sappiamo su larga scala. Il racconto è del 1961.



"Ero vissuto per la maggior parte dell'anno in un villaggio dei Conibo (tribù indiana), situato vicino a un remoto lago nel bacino di un affluente del fiume Ucayali. La mia ricerca sulla cultura dei Conibo era proceduta bene, ma i miei sforzi per ottenere informazioni sulla loro religione avevano avuto scarso successo; la gente era amichevole, ma riluttante a parlare del soprannaturale. Alla fine mi dissero che, se volevo veramente imparare, dovevo prendere la bevanda sacra degli sciamani ottenuta dall'Ayahuasca, il "viticcio dell'Anima". Acconsentii, con curiosità ma anche con trepidazione, perchè mi avevano ammonito che l'esperienza sarebbe stata terrificante.
Il mattino seguente il mio amico Tomàs, l'affabile anziano del villaggio, andò nella foresta a tagliare il viticcio. Prima di andarsene mi disse di fare digiuno: una leggera colazione e niente pranzo. Ritornò a mezzogiorno con viticci di ayahuasca e foglie di pianta di cawa sufficienti per riempire una pentola di oltre cinquanta litri. Li fece bollire tutto il pomeriggio finchè rimase solo circa un litro di liquido scuro. Versò il liquido in una vecchia bottiglia e lo lasciò a raffreddare fino al tramonto del sole, quando disse che lo avremmo bevuto.
Gli indiani misero le museruole ai cani del villaggio per non farli abbaiare: mi spiegarono infatti che l'abbaiare dei cani avrebbe potuto rendere pazza la persona che aveva preso l'ayahuasca. Raccomandarono ai bambini di non fare rumore e il silenzio calò sulla piccola comunità con il tramontar del sole.
Quando l'oscurità sostituì il breve crepuscolo equatoriale, Tomàs versò circa un terzo della bottiglia in una tazza di zucca e me lo porse. Mentre tutti gli indiani stavano a guardare, mi sentii come Socrate trs i suoi compatrioti ateniesi quando accettò la cicuta -mi venne in mente che un altro nome che gli indiani dell'Amazzonia peruviana davano all'ayahuasca era quello di "piccola morte"-. Bevvi velocemente la pozione che aveva un sapore strano, leggermente amaro. Poi aspettai che Tomàs bevesse a sua volta ma lui disse che alla fine aveva deciso di non partecipare. Mi fecero sdraiare sulla piattaforma di bambù sotto il grande tetto di palma della casa comune. Il villaggio era silenzioso, tranne che per lo stridere dei grilli e per i richiami lontani di una scimmia urlatrice nel profondo della giungla. Quando alzai lo sguardo nell'oscurità, mi apparvero fievoli linee di luce. Poi le linee diventarono più nitide, più intricate e scoppiarono in colori brillanti. Da lontano venne un suono, come di una cascata che diventò sempre più forte fino a riempire le mie orecchie.
Appena pochi minuti prima mi ero sentito deluso, convinto che l'ayahuasca non avrebbe avuto alcun effetto su di me. Adesso lo scroscio dell'acqua impetuosa indondava il mio cervello. Sentivo che la mia mascella incominciava a intorpidirsi e l'intorpidimento saliva alle mie tempie. Sopra di me le linee appena percettibili diventarono più luminose e gradualmente s'intrecciarono fino a formare una volta simile a un mosaico geometrico di vetri colorati. Le vivide tonalità violette formavano un tetto che si espandeva sopra di me. Dentro questa caverna celeste sentivo il rumore dell'acqua diventare più forte e potevo vedere figure indistinte compiere movimenti imprecisi. Quando sembrò che i miei occhi si fossero abituati all'oscurità, la scena in movimento si trasformò in qualcosa di simile a un enorme tunnel degli orrori, un carnevale soprannaturale di dèmoni. Al centro, presiedendo sopra le attività e guardando direttamente verso di me, c'era una gigantesca testa sogghignante di coccodrillo dalle cui mascelle sgorgava un flusso torrenziale di acqua. Lentamente le acqua salirono e così pure la volta sovrastante, finchè la scena si trasformò in una semplice dualità di cielo azzurro in alto e di mare in basso. Tutte le creature erano scomparse.

Adesso ero virtualmente sicuro di essere sul punto di morire. Mentre cercavo di accettare il mio destino, una parte ancora più profonda del mio cervello incominciò a trasmettermi altre visioni e informazioni. Mi fu "comunicato" che questo materiale mi veniva presentato perchè stavo per morire; potevo ricevere senza pericolo queste rivelazioni perchè questi erano i segreti riservati ai morenti e ai morti. Percepivo solo vagamente coloro che mi trasmettevano questi pensieri: rettili giganteschi che giacevano pigramente nella parte più profonda del mio cervello posteriore, dove questo si congiunge all'apice della colonna spinale. Potevo vederli solo vagamente in quella che sembrava essere una profondità oscura.
Poi proiettarono davanti a me una visione. Prima mi mostrarono il pianeta Terra come era miliardi di anni fa, prima che su di esso comparisse la vita: vidi un oceano, terre aride e cielo azzurro. Poi granelli di polvere nera piovvero a centinaia dal cielo, cadendo davanti a me sul paesaggio sterile. Potevo vedere che in realtà i "granelli" erano delle grosse creature, nere e lucenti, con tozze ali di pterodattilo ed enormi corpi di balena; non vedevo le loro teste. Caddero giù pesantemente, completamente esauste del loro viaggio, come per riposare per miliardi di anni. Mi spiegarono in una specie di linguaggio grossolano che fuggivano da qualcosa nello spazio; erano venute sul pianeta terra per sfuggire al loro nemico.
Le creature mi mostrarono come avevano creato la vita sul pianeta per potersi nascondere tra le innumerevoli forme e dissimulare la loro presenza.

Appresi che le creature a forma di drago erano presenti in tutte le forme di vita, incluso l'uomo. Mi dissero che esse erano i veri signori dell'umanità e dell'intero pianeta. Noi esseri umani non eravamo che i ricettacoli e i servitori di queste creature: per questa ragione mi potevano parlare dal di dentro.

Improvvisamente avvertii il carattere distintivo della mia umanità, il contrasto tra la mia specie e gli antichi progenitori rettili. Incominciai a lottare contro il pericolo di ritornare agli antichi progenitori, che percepivo sempre di più come alieni e forse malvagi...

Adesso ero ansioso di chidere l'opinione professionale dell'indiano che aveva maggiori conoscenze circa il soprannaturale, uno sciamano cieco che aveva compiuto molte escursioni nel mondo degli spiriti con l'aiuto dell'ayahuasca. Mi sembrava appropriato che un uomo cieco potesse guidarmi nel mondo dell'oscurità. Andai alla sua capanna, portando con me un notes e gli descrissi le mie visioni segmento per segmento.
"C'erano questi giganteschi animali neri, simili a dei grandi pipistrelli, più lunghi di questa casa, che dicevano di essere i veri padroni del mondo..."
Poichè nella lingua dei Conibo non esiste una parola per drago, "pipistrello gigante" era la parola che meglio descriveva quello che avevo visto. Alzò lo sguardo verso di me con i suoi occhi ciechi e rispose con un sorriso:"Oh, dicono sempre così. Ma sono solo i Padroni dell'Oscurità Cosmica!"

-Gabriel Akuma-